25 - February - 2010

E' veramente nostra la posta aziendale?

Una conversazione avvenuta in questi giorni con una mia carissima amica, mi ha dato l’occasione di pormi una domanda: il nostro account di posta aziendale è veramente nostro? Il nostro datore di lavoro può controllare la nostra posta?

Diamo ultimamente per scontato il nostro diritto alla privacy, ma ci sono alcune cose che dovremmo conoscere riguardo all’utilizzo dell’account di posta aziendale per fini non direttamente connessi al nostro impiego. Una sentenza della V sezione penale della Cassazione del 19 dicembre 2007, stabilisce che “il datore di lavoro che accede alla posta elettronica contenuta su una casella informatica aziendale di un dipendente non commette il reato di violazione di corrispondenza di cui all’art. 616 cod. pen., in quanto l’esistenza di una chiave di accesso (password) legittimamente a disposizione del datore di lavoro, non vale a qualificare detta corrispondenza come ‘chiusa’ “.

Per i meno informati, il citato articolo 616 del codice penale punisce la condotta di “chiunque prenda cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime”.

Tale articolo è stato esteso dalla legge 547/93, con il comma 4, stabilendo che “per corrispondenza si intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica” ovvero “ogni altra forma di comunicazione a distanza”.

Insomma, polemiche a parte, la Cassazione stabilisce che, in sostanza, l’azienda deve tutelarsi da un uso improprio dei mezzi di comunicazione, pur assicurando il diritto alla privacy dei propri dipendenti. (fonte: www.newsfood.com, 11/06/2008).

Il caso citato fino a questo momento, non è tuttavia l’unico precedente: una sentenza del 20 Giugno 2006 del Tribunale di Torino, sezione distaccata di Chiavasso, stabilisce che “L’email aziendale appartiene al datore di lavoro. In relazione al reato di cui all’art. 616 c.p. il fatto non sussiste qualora, anche in presenza di adeguata policy aziendale, il datore di lavoro acceda alla casella personalizzata del dipendente” (fonte: www.penale.it ).

Pertanto, sebbene con questo articolo non si esaurisca l’argomento (riservandomi quindi di scrivere ulteriori pezzi di approfondimenti), è bene notare come sia decisamente imprudente utilizzare la propria email aziendale per fini non strettamente legati al lavoro.

Ricampitolando quindi, per la legge italiana:

  • l’email aziendale è di proprietà dell’azienda e il fatto che sia nominativa non implica che sia necessariamente privata
  • l’email aziendale è uno strumento fornito al lavoratore per svolgere il proprio incarico
  • in qualità di strumento lavorativo, il datore di lavoro può controllare che l’utilizzo di tale strumento non sia oggetto di abuso da parte del lavoratore
  • il datore di lavoro può accedere al contenuto della casella di posta del lavoratore qualora questo sia in ferie o comunque assente, al fine di garantire il servizio svolto dal lavoratore assente.
  • qualora il datore verificasse l’abuso dello strumento lavorativo da parte del lavoratore, può decidere di licenziare il lavoratore che commette l’abuso (fonte: Corriere della Sera, 14/05/2002)

Stay tuned!